Delitto e castigo: recensione


"Delitto e castigo": la storia della rinascita dalla sofferenza 

delitto e castigo recensione
"Delitto e castigo" Dostoevskij F.
Universale economica Feltrinelli

Come il protagonista di "Delitto e castigo" il mio animo è febbricitante a causa della dipendenza da classici che sembra non voglia abbandonarmi. Il classico di oggi è un topos della letteratura russa che coinvolge direttamente anche il campo di ricerche di cui mi occupo. La storia di Raskol'nikov è nota ai più ma leggerla emoziona davvero perché tocca le corde dell'umanità di ognuno. Di seguito troverete la scheda tecnica e la recensione che avverrà tramite parole chiave evocative. Vi auguro buona lettura!



Scheda tecnica

delitto e castigo recensione

Titolo: Delitto e castigo
Autore: Dostoevskij F.

Descrizione
“Ci sono romanzi che non avrebbero bisogno di introduzioni. Appena iniziamo a leggerli, sin dalle prime pagine ci proiettano in una vita per noi impensabile pochi istanti prima, nella quale tuttavia ci orientiamo a meraviglia. […] Delitto e castigo è uno di questi romanzi, un’opera di bruciante attualità, nella quale Dostoevskij ha saputo cogliere a partire dalla sua epoca l’eco di voci remote nella nostra cultura e oggi più che mai vibranti. Leggendo questo romanzo ti viene subito in mente lo sguardo vuoto e spento di tanti ‘eroi’ della nostra cronaca nera, ti risuona nella testa la voce minacciosa del Dio della Genesi che grida a Caino: Caino, che hai fatto? Ora tu sei maledetto dalla terra, sarai errante e vagabondo. E ti chiedi: e se fossi stato io?” (Dalla Prefazione di Damiano Rebecchini)Un romanzo decisivo per la successiva narrativa novecentesca, per lo scavo psicologico dei personaggi e la ferocia dell’analisi emotiva. In una nuova traduzione, l’immortale storia di sofferenza e salvazione diventata uno dei classici più amati e influenti di tutti i tempi (e di tutte le letterature). (Tratto integralmente dal sito ufficiale della casa editrice: qui)
Recensione

ALTALENA
La storia di Raskol'nikov, chiamato anche Rodka o Rodja, non è raccontata solo dal suo punto di vista. Rodja è l'ex studente di legge di ventitré anni preso da velleità di straordinarietà potremo dire. Lui stesso in un articolo scritto tempo prima aveva distinto due grandi categorie di uomini: ordinari e straordinari. Dai primi era lecito esigere il rispetto delle norme, anche di mera convivenza sociale; dai secondi invece era "giusto" aspettarsi una sregolatezza in più. Loro sì che potevano, in nome di un bene superiore, commettere anche qualche malvagità. 
Dunque, la straordinarietà di Rodka è descritta da molteplici punti di vista. Ora sembra di vivere con i suoi occhi, ora con gli occhi del buon amico Razumich; o ancora, con i teneri occhi di Sof'ja. Questa altalena di prospettiva mantiene sempre il suo punto di fuga nella guerra interiore di Rodja che, in nome del sua straordinarietà, compie un gesto disperato. 

CONFLITTO
La guerra interna che sconvolge Rodja è la vera protagonista di un romanzo che coinvolge davvero, pungolando la compassione del lettore, piegato in un moto di misericordia verso le febbri cerebrali che tediano lo studente che si sente un Napoleone di Pietroburgo. Non è esattamente il senso di  colpa che divora lo studente, almeno non lo sarà per molto tempo. Rodja giustificherà il proprio gesto  invocando la propria etica. Proprio questa legittimazione interiore e autoreferenziale contribuisce a distaccarlo dal mondo e dagli affetti. 
Prova quasi ribrezzo per le gentilezze che gli sono indirizzate e negli occhi altrui sente il peso del metro di giudizio sociale, la misura della condanna. L'umanità di Rodka non è annullata ma, anzi, forse esasperata dal delitto, coinvolta in un vortice estatico che lo conduce in ogni modo ad aggrapparsi alla salvezza. 

TIPI SOCIALI
Che il peso di un uomo sia stato, e continui ad essere, legato al livello sociale di appartenenza è un vizio che accompagnerà il più virtuoso degli uomini. In "Delitto e castigo" c'è quasi il tentativo di azzerare queste differenze, o gap come direbbero gli inglesi. Non è solo la morte a renderci umani ma anche il peccato, la colpa. Entrambe sono manifestazione della nostra finita umanità che nessun ceto sociale potrà annullare o smorzare. 

EMENDA
Ci si può riscattare dal peccato? Ci si può affrancare socialmente da un delitto? Secondo Sof'ja tutto questo è possibile grazie alla sofferenza. Soffrire è l'emenda, la vera pena. Accettarla è la strada verso la nuova felicità. L'incontro con Sof'ja per Rodja è fondamentale. Negli occhi della fanciulla Rodka si riesce a specchiare, è in grado finalmente di vedere il giudizio e accettare la condanna. Dostoevskij non ci parla del nuovo Rodja, sarebbe un'altra storia dice in chiusura, ma descrive il dolore necessario prima del cambiamento, ispirato da una speranza di misericordia che è nella sua essenza veramente cristiana. 




Commenti

  1. Bellissima recensione che mi fa venire voglia di buttarmi tra le pagine dello zio Dostoevskij, se non fosse... che il numero delle pagine mi terrorizza! :)

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    1. Grazie ^_^ anche io ero intimorita dalla mole ma ti assicuro che ne vale davvero la pena:) magari inizia a piccole tappe :)

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